TETSUO II: BODY HAMMER
Produzione: 1992 - Giappone, Kaiju Theatre, col., 81 min.
Regia: Shinya Tsukamoto
Sceneggiatura: Shinya Tsukamoto
Effetti speciali: Takashi Oda, Kan Takahama, Akira Fukaya
Musica: Chu Ishikawa
Interpreti: Tomoroh Taguchi, Nobu Kanaoka, Shinya Tsukamoto, Renji Ishibashi, Keinosuke Tomioka, Min Tanaka, Sujin Kim, Hideaki Tezuka, Tomoo Asada, Roraemon Utazawa
Dopo essere sfuggito ad un primo rapimento, Minori, figlioletto di Tomoo Taniguchi viene sequestrato da un gruppo di criminali. Nel tentativo di salvarlo, il padre lo uccide involontariamente sparando all'impazzata con un fucile che gli si è improvvisamente generato sul braccio. Anche Tamoo, distrutto psicologicamente, viene a sua volta rapito e tenuto prigioniero da una misteriosa banda di cyberpunk che, nei locali di una fabbrica abbandonata, lo sottopone ad una serie di sadici esperimenti. Il cervello e il corpo di Tomoo subiscono spaventose mutazioni che fanno crescere nel suo petto e nei suoi arti armi micidiali. Colui che guida i test crede che il fenomeno sia originato dalla composizione biochimica delle pallottole che nella prima aggressione avevano colpito Tomoo. In realtà l'uomo è di per sé un mostro che si trasforma a secondo del grado di intensità della sua ira distruttiva. L'origine del prodigio è riposta in un tragico episodio della sua infanzia, il cui ricordo la sua coscienza ha rimosso. Venuto a conoscenza del suo passato e riconosciuto in uno dei criminali il fratello scomparso dopo la morte dei genitori, Tomoo fa proprio l'istinto alla distruzione coinvolgendo nella sorte anche sua moglie. Confondendosi in un'unica massa metallica, vivente e pulsante, Tomoo si modella in una gigantesca macchina da guerra e parte esultando alla volta di Tokyo.

Il film non è un sequel di Tetsuo, nè un suo remake. E' piuttosto un riadattamento sullo scheletro di una trama "intellegibile". Più vicino ai fumetti e e non alieno da intenti commerciali, il film non manca comunque di proposte visive originali. Da un punto di vista formale, Tsukamoto ambisce a dettare i principi di un'arte digitale che nel groviglio di corpi umani e macchine sottintende una denuncia della società post-industriale. Da un punto di vista di contenuti, il regista cerca il consenso di un pubblico di giovani smaliziati, cultori delle tematiche dell'orrido.

In Italia è stato trasmesso su RAI 3 in versione sottotitolata.

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